{"id":97,"date":"2014-06-04T07:40:44","date_gmt":"2014-06-04T07:40:44","guid":{"rendered":"http:\/\/wordpress.intranet\/?page_id=97"},"modified":"2018-11-23T10:17:13","modified_gmt":"2018-11-23T10:17:13","slug":"san-giovanni","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.duomocividale.it\/?page_id=97","title":{"rendered":"San Giovanni in Xenodochio"},"content":{"rendered":"<p class=\"bodytext\">Tra le istituzioni di culto e di beneficenza sorte nell\u2019Alto Medioevo vi erano anche gli xenodochi (dal greco xenos\/straniero e docheion\/ospizio), case di ospitalit\u00e0 caritativa per viandanti e pellegrini, edificate nei pressi delle porte cittadine o fuori le mura urbane o lungo l\u2019itinerario di una strada, cio\u00e8 in una posizione facilmente raggiungibile.<br \/>\nLo xenodochio cividalese, vicino ad una chiesetta dedicata a San Giovanni Evangelista, era ubicato nei pressi delle mura di cinta del lato est, in un luogo assai comodo sia per i viandanti che entravano in citt\u00e0 dalla porta sancti Salvatoris, sia per quelli provenienti dalla zona detta Valle; dell\u2019antica costruzione rimangono tracce architettoniche nell\u2019attiguo ristorante.<br \/>\n Il primo documento che lo cita \u00e8 un diploma dell\u2019anno 792 di Carlomagno, che tra i beni pertinenti alla chiesa di Aquileia ricorda lo xenodochio di S. Giovanni Evangelista edificato in Cividale dal duca longobardo Rodualdo, alla fine del VII secolo.<br \/>\n\u00c8 molto probabile che in esso si continuasse ad assistere i pellegrini e gli infermi almeno per tutto il XII secolo, prima che funzionassero i vari hospitales cittadini, riuniti poi con quello pi\u00f9 importante di S. Maria dei Battuti.<br \/>\nL\u2019aspetto della chiesa nei tempi pi\u00f9 lontani si pu\u00f2 ricostruire parzialmente, disponendo solo di alcuni dati frammentari: la facciata era caratterizzata da un campaniletto a vela, che accoglieva due campane; internamente vi erano tre altari e all\u2019esterno disponeva, secondo la consuetudine, di un proprio cimitero cinto da un muro. Sappiamo con certezza che nel Quattrocento accanto alla chiesa vi era un portico, sotto al quale si radunava la pubblica vicinia, l\u2019assemblea dei capifamiglia che governavano collettivamente il proprio borgo. L\u2019edificio sacro in questo secolo fu interessato soprattutto da lavori di ordinaria manutenzione e la sua struttura non sub\u00ec cambiamenti di rilievo.<br \/>\nVerso la met\u00e0 del Cinquecento si colloca il primo, radicale cambiamento della chiesa di cui abbiamo sicura documentazione. I lavori svolti dal 1540 al 1542 portarono ad un edificio interamente rifatto \u00ac\u2013 nel maggio 1541 fu abbattuta la facciata della chiesa \u00ac\u2013 ed ampliato. Ogni tappa raggiunta nei lavori era festeggiata offrendo il licovo alle maestranze impiegate, una sorta di brindisi con merenda, di cui troviamo puntualmente annotate le spese. Domenica 18 maggio 1561 mons. Luca Bisantio Vescovo di Cataro consacr\u00f2 solennemente il rinnovato edificio sacro.<br \/>\nIl nuovo altare maggiore e due altari laterali trovarono compimento dal 1580 al 1583. Una volta ultimati, la vicinia deliber\u00f2 di collocarvi due dipinti di pregio. Non si bad\u00f2 a spese, affidando l\u2019esecuzione dei dipinti al famoso e abilissimo Paolo Caliari detto il Veronese, dalla cui bottega uscirono le due opere \u00abS. Rocco\u00bb e \u00abMadonna con Bambino\u00bb; il con\u00actratto per l\u2019esecuzione dei due quadri risale al 24 marzo 1584, con un com\u00acpenso stabilito in  35 ducati.<br \/>\nLa sistemazione dell\u2019interno della chiesa riguard\u00f2 anche la soffittatura, realizzata dal 1597 al 1600. La fine del \u2019500 vide dunque una chiesa completamente rinnovata nella struttura, ultimata poi con l\u2019erezione di una torre campanaria sul lato sinistro della facciata.<br \/>\nSul fusto del campanile, a met\u00e0 circa della sua altezza, \u00e9 tuttora infissa una lapide con inciso  \u20181600\u2019 in  grandi cifre, a ricordo della sua costruzione. Oltre al gravoso impegno economico dei  lavori per il campanile, prosegu\u00ec pure l\u2019abbellimento dell\u2019interno. Il soffitto della navata, ultimato da un decennio, attendeva ancora di essere degnamente ornato; fu preso contatto a Venezia con Jacopo Negretti, detto Palma il Giovane, cui si commissionarono i dipinti. In questo ciclo incastonato nel soffitto, con calori caldi e pastosi sulle cui tinte scure risaltano i bianchi e gli ori delle vesti, il Palma ritrasse \u00abS. Giovanni Evangelista\u00bb nel tondo centrale, attorniato da quattro \u00abDottori della chiesa\u00bb.<br \/>\nNel 1649 fu la sacrestia ad essere oggetto di rinnovamento. Con ulteriori lavori che costellarono il Seicento la chiesa venne cos\u00ec rifinita nel suo interno ed arricchita da opere d\u2019arte di alto livello.<br \/>\nIn seguito si volle sostituire l\u2019antico altare maggiore ligneo con un nuovo manufatto, eretto nel 1742 ad opera di Simone Periotto di Udine, con una ricca decorazione plastica in marmo bianco e rosso; ai suoi lati furono poste le statue di  S. Giovanni Battista e di S. Giovanni Evangelista, firmate dallo scultore Jacopo Contiero.<br \/>\nLa nutrita sequenza di lavori nella chiesa acquista ancor pi\u00f9 rilevanza considerando che nella parrocchia di S. Giovanni in Xenodochio la popolazione era, alla met\u00e0 del Settecento, di sole 150 persone. La chiesa disponeva di cospicue entrate grazie alla vendita del vino ricavato da suoi terreni, la produzione si aggirava sui 100 conzi di vino, pari a circa 70 ettolitri, venduti a Cividale. Per evitare il pagamento del dazio che in epoca veneta gravava sui prodotti transitanti dalle porte cittadine, la conservazione di questo vino avveniva in una cantina appositamente affittata fuori del perimetro urbano, a Rualis.<br \/>\nUn\u2019altra sentita esigenza riguardava una sacrestia pi\u00f9 ampia, anch\u2019essa fatta divenire realt\u00e0 nel 1754. L\u2019anno dopo ci si occup\u00f2 della sua dotazione di arredi, incaricando il maestro lignario Mattia Deganutti, il pi\u00f9 abile artefice friulano del Settecento, di realizzare un monumentale armadio. Dalla sua bottega cividalese usc\u00ec un ricco mobile, intagliato e lastronato in radica di noce, a due ordini, con sovrastante fastigio centrale; in seguito si aggiunse anche una coppia di confessionali e una cattedra. Ad ulteriore ornamento della nuova sacrestia si deliber\u00f2 di far eseguire una pittura su tela da allogarsi sul soffitto; quest\u2019opera raffigurante la \u00abGloria della Vergine con il Bambino e S. Giovanni Battista\u00bb, dalla ricca tavolozza cromatica, si trova ora esposta al Museo Cristiano.<br \/>\nVerso la fine del secolo la chiesa and\u00f2 incontro a nuovi, consistenti cambiamenti. Nel 1783 la vicinia deliber\u00f2 infatti di rinnovare interamente l\u2019edificio sacro, ristrutturato poco pi\u00f9 di due secoli prima. L\u2019organizzazione fu lenta e complicata, si produssero pi\u00f9 progetti e infine si riusc\u00ec ad avviare l\u2019ampliamento, interessando per primo il presbiterio con lavori protratti dal 1796 al 1801. La relativa spesa assorb\u00ec tutte le risorse disponibili della chiesa e fu necessario risparmiare il pi\u00f9 possibile, sospendendo pure le consuete distribuzioni di pane ai parrocchiani in occasione delle festivit\u00e0 di Pasqua e di S. Giovanni Battista.<br \/>\nNel 1797 il patrimonio artistico delle chiese cittadine sub\u00ec un grave depauperamento per la confisca ad opera dei Francesi occupanti Cividale ed anche la chiesa di S. Giovanni in Xenodochio e la fraterna di S. Rocco, che vi aveva sede, dovettero consegnare la loro argenteria.<br \/>\nIl piccolo cimitero contiguo all\u2019edifico sacro fu ceduto, nel 1802, per aprire una nuova strada di uscita dalla citt\u00e0, ad uso delle truppe francesi.<br \/>\nPer una trentina d\u2019anni l\u2019unica parte della chiesa ad essere ammodernata rimase il coro. Risollevata la situazione finanziaria, si decise di proseguire nel suo rifacimento integrale, dandone incarico all\u2019ingegnere Giuseppe Cabassi di Corno di Rosazzo. Come risulta dal suo  progetto del 1835, questi concep\u00ec una chiesa in stile neoclassico. Un lustro dopo giungeva a compimento il lungo iter approvativo delle autorit\u00e0 civili e nel 1842 partivano questi impegnativi lavori, che ne trasformeranno radicalmente l\u2019aspetto. Inizialmente previsti di soli sei mesi, per svariate vicissitudini le opere edilizie si prolungavano assai di pi\u00f9 e avevano termine dopo un anno e mezzo. In quel tempo i parrocchiani erano 224, in 44 famiglie.<br \/>\nPer il completo rinnovamento dell\u2019edificio mancavano ancora alcune opere, soprattutto la sostituzione dei vecchi altari lignei laterali, che accoglievano le pregevoli tele del Veronese. Era la cappella destra ad accogliere per prima un nuovo manufatto, realizzato nel 1850, quello di fronte sorgeva un quarto di secolo dopo.<br \/>\nLa chiesa era arricchita dalla presenza di un organo nel 1888 e l\u2019interno giungeva a pieno compimento con la decorazione eseguita dal pittore Carlo Gorgacini, che ornava la cupola dell\u2019abside  con cassettoni e rosoni, al centro della stessa dipingeva una \u00abGloria con lo Spirito Santo\u00bb e sulla parete centrale un Crocifisso. Nel 1891 le disponibilit\u00e0 della fabbriceria permettevano di far ultimare allo stesso pittore la decorazione del soffitto della navata, con ornati a chiaroscuro su fondo a finto oro.<br \/>\nLa chiesa di S. Giovanni in Xenodochio non ha sub\u00ecto particolari modificazioni nel corso del Novecento. Si \u00e9 rischiato di perdere le sue opere pi\u00f9 preziose, per il furto perpetrato tra il  dicembre 1972 ed il febbraio 1973, a danno di entrambe le tele del Veronese, fortunosamente recuperate nell\u2019ottobre dello stesso anno.<br \/>\nLa chiesa ha riportato dei danni in seguito al sisma del 1976, le riparazioni pi\u00f9 urgenti sono state praticate con l\u2019intervento del Genio Civile e nel 1985 \u00e8 stato rifatto il tetto del campanile. In seguito l\u2019edificio sacro \u00e8 stato oggetto di un accurato e prolungato intervento conservativo.<br \/>\n\t\t\t\t\t\tClaudio Mattaloni<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra le istituzioni di culto e di beneficenza sorte nell\u2019Alto Medioevo vi erano anche gli xenodochi (dal greco xenos\/straniero e docheion\/ospizio), case di ospitalit\u00e0 caritativa per viandanti e pellegrini, edificate nei pressi delle porte cittadine o fuori le mura urbane o lungo l\u2019itinerario di una strada, cio\u00e8 in una posizione facilmente raggiungibile. Lo xenodochio cividalese, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":166,"parent":8,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-97","page","type-page","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","post","post-with-thumbnail","post-with-thumbnail-icon"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.duomocividale.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/97","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.duomocividale.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.duomocividale.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.duomocividale.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.duomocividale.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=97"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.duomocividale.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/97\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3503,"href":"https:\/\/www.duomocividale.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/97\/revisions\/3503"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.duomocividale.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/8"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.duomocividale.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/166"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.duomocividale.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=97"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}